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INTERVISTE

Al Sît Bulgnais intervista Pierluigi Foschi
 

DV: I burattinai della mia infanzia erano Febo Vignoli, Demetrio Presini e Romano Danielli. Scomparso il primo nel ......, ritiratosi dall'attività quest'anno il secondo e attivissimo fuori citta' il terzo, temevo che Bologna sarebbe rimasta senza burattinai, quando ho conosciuto Pierluigi Foschi e la sua compagnia. Vuoi cominciare raccontandomi come vi chiamate, quanti siete e chi interpreta i personaggi principali (Fagiolino, Sganapino, Balanzone, Sandrone...)?
 

PF: Partirei da come mi è nata la passione per i burattini. Fin da bambino, 6-8 anni, giocavo annodando i tovaglioli al dito e facendo le voci, i dialoghi fra personaggi inventati al momento. Avevo visto solo alcuni spettacoli di Presini ai giardinetti di porta S: Mamolo, abitando io in S. Procolo. A 14 anni, con mio cugino, costruii (con un vecchio stipite di porta) il mio primo casotto in cantina dove ci esibivamo per amici e parenti.Io ho sempre interpretato al bisogno tutte le parti.  Nell'82, con Gianni Giuliano (uno Sganapino),  Roberto Baldassarri (generici), e altri, fondammo "La Garisenda" con intenti principalmente teatrali (non dimentichiamo che siamo tutti attori teatrali) ma non disdegnando affatto il fare qualche spettacolo di burattini .
Con l'intensificarsi dell'attività teatrale con la comp Lucchini, la Garisenda si è dedicata esclusivamente ai burattini. Negli anni è cresciuta anche numericamente,infatti al sucitato Gianni che veniva da esperienze teatrali, con un suo gruppo chiamato Filicomici con sede in Bentivoglio e che tuttoggi prosegue le 2 attività (Burattini e Lucchini) , a Roberto Baldassarri che si è un pò allontanato per impegni di lavoro ma all'occorrenza  viene ad aiutarci,è subentrato il mitico Rabbi (ottimo Balanzone e Sandrone) , amico di gioventù, con grandi capacità espressive, forte comunicativa col pubblico che anche grazie aale stagioni al Navile, è ora in grado di sostenere il rulo di (questo termine credo di averlo coniato io) capocasotto. Con Rabbi ci conoscemmo verso i 14 anni e abbiamo lavorato molto con Marisa Mandrioli, figlia del famoso burattinaio, poi coi Lucchini.Data la complessità di alcuni spettacoli occorreva un tecnico; chi meglio di Fox?Lanfranco Guidi detto Fox ,pezzo grosso della compagnia, Petroniano come me e Rabbi, a volte è indispensabile.Stefano Perillo(Sganapino,Brighella e generici,all'occorrenza anche Faggiolino) ,nato a Taranto,ha studiato recitazione alla scuola di Nino Campisi,poi per cause fortiute è arrivato alla comp. Lucchini, di qui ai Burattini il passo è stato breve, una grande passione lo anima, sente già, in pochi anni di attività, il burattino vivere di vita propria, studia con cura il Bolognese e sta preparando Pulcinella, più attinente alle sue origini e che presto inseriremo per dare più ampio respiro al nostro teatro. Nel clima di grande amicizia e divertimento che si è creato, non è stato difficile attirare anche persone più adulte e seriose quali Giancarlo Angelini (spesso nel ruolo di primo attore della comp. Lucchini) e Alessandro Fanti attore del Teatro del Navile e allievo del Campisi. Due futuri Balanzoni, con belle voci baritonali, per ora fanno principalmente parti da generico, ma sono certo che presto saranno in grado di reggere parti principali. Un tecnico non ci bastava più,ed ecco apparire Andrea Bertoni (restauratore,molto bravo anche nel restauro dei burattini che con l'uso spesso ne hanno bisogno) persona di grande precisione, assieme a Gianni e Stefano, è la parte razionale del gruppo ( se fossero tutti come me,creativi ma disordinati, sarebbe un disastro).
Lara, la voce femminile del gruppo, si stà iserendo compatibilmente con altri impegni artistici. Giancarlo Baccilieri 3o tecnico, ci avvaliamo inoltre della collaborazione saltuaria di atre persone che hanno già lavorato con noi ma che per ragioni di tempo non possono partecipare spesso agli spettacoli, fra queste ci tengo a citare Elisabetta Lefons che ha dimostrato grande capacità di improvvisazione. Altri stanno chiedendo di entrare a far parte della compagnia e nel tempo li inseriremo cito ad es. Germano Gentilini.
 
DV: Quando è nata La Garisenda? Quali attività fate attualmente, con quanti spettacoli al mese? Che progetti avete per il futuro?
 
PF: E' nata nel 1982 come ho descritto sopra, oggi facciamo dai 6 agli 8 spettacoli al mese fra spettacoli pubblici e privati (banche,aziende e famiglie).
I progetti per il futuro sono molteplici; innanzitutto stiamo preparando al Navile 2 commedie per adulti, spettacolo da anni dimenticato,poichè oggi si presume che i burattini siano solo per bambini, dimenticando le origini. Stiamo facendo altresì un lavoro di ricerca e archiviazione di collezioni di burattini e testi (molto interessante è stata ad esempio la visita al sig. Eros Bertoni che ci ha permesso di filmare i burattini di suo padre, un patrimonio che in futuro rischia di uscire da Bologna e non essere mai più visto).Altro punto focale del nostro lavoro è la divulgazione del teatro dei burattini creando nuovi burattinai. In futuro speriamo di aprire una scuola anche con l'aiuto di altri burattinai esperti. I burattini nelle scuole rivestono per noi particolare interesse, inoltre grazie al teatro stabile vorremmo creare un'opportunità per i turisti di vivere nel cuore di Bologna uno spettacolo tipico della nostra tradizione, qualcosa di unico che son certo gradirebbero molto e apprezzerebbero certo più di tanti bolognesi che lo snobbano come teatro di seconda classe senza conoscerlo.
 
DV: Forse ti interesserà sapere che il mio interesse per il bolognese nacque proprio andando a vedere i burattini di Presini in Piazza Trento e Trieste. Qual è la lingua prevalente dei vostri spettacoli? Che posto e che funzioni riservate al bolognese?
 

PF: Purtroppo oggi ci chiedono spesso poco dialetto,anche perchè meno parlato e quindi meno capito che in passato, noi tentiamo di farlo riaffiorare assieme ad altri dialetti quale il veneto che appare spesso nel nostro teatrino.
Mi ha molto colpito, poco tempo fa una giovane signora che ci ha chiesto quando facciamo una rappresentazione in solo dialetto (fossero in parecchi a chiederlo!) La lingua prevalente purtroppo è quasi sempre l'italiano, cerchiamo di inserire spesso il dialetto ma molte volte dobbiamo poi tradurre subito frase per frase (chissà che in questo modo non imparino qualcosa?). Diciamo che il bololognese in media incide per un 20% circa.
certo che in alcunre tirate di Balanzone o paasaggi di Faggiolino non oso assolutamente tradurlo, perderebbe troppo.
 
DV: Che tipo di copioni avete in repertorio? Vi attenete ai dettami della tradizione oppure usate copioni nuovi? Hai mai pensato di rappresentare qualcosa sui problemi di attualità?
 
PF:Riguardo ai copioni la mia apertura è massima, magari esistessero scrittori attuali e arguti di testi per burattini, per lo più ci limitiamo a rivisitare opere classiche da Cuccoli a Spinzen e Simulacro, al Marchese Cagnara, Mandrioli e così via. Io ho scritto diverse farse e commedie perlopiù ripecorrendo gli schemi classici della comicità burattinesca, mi soddisfano anche, hanno note di attualità ma non le ritengo rivoluzionarie. Forse ci vorrebbe uno scrittore di grande arguzia e molto attento alla realtà incredibile che ci circonda. Se lo conoscete segnalatemelo, sarò ben lieto di mettere in scena i suoi testi.
 

DV: Cosa deve saper fare secondo te un burattinaio?
 
PF: Negli anni mi sono reso conto che un burattinaio fa molto più di quello che appare, cose completamente diverse fra loro, è , direi un'arte formata da tante arti. 1Costruire i burattini con le proprie mani, cosa che credevo impossibile per me, a un certo punto è divenuta un'esigenza. Un burattino veramente tuo è come un figlio, lo vedi nascere, lo crei da un insulso pezzo di legno, prende forma.....e infine vive. 2 Scrivere i propri testi: in questo già mi ci ritrovavo di più, e anche qui è la creatura che vedi nascere, che partorisci tu stesso,riesci a fare qualcosa che la natura in altri campi ti ha negato, a volte ha quasi qualcosa di soprannaturale anche se la creatura non è pefetta (ogni scarrafone.....)  3 E questo devi saperlo fare per forza, costruirti la baracca, che poi ci prendi gusto e ne fai 4 come me. Progetto,studio di razionalità di montaggio, impianti elettrici e voce,sipario ecc...ecc.... 4  Regia dei testi . UNo studio di effetti scenici,luci musiche, tecnica recitativa ben diversa dal teatro dsove ti aiuta l'espressione,il movimento.  Questi sono alcune delle principali caratteristiche di un burattinaio, muovere i burattini,capirli,sentirli, viene dopo.  Certo si possono delegare ad altri parecchi di questi passaggi, ma cosa perdi,non puoi assaporare il gusto di queste meravigliose cose, rischi di essere solo un mero esecutore di testi altrui con burattini altrui.  5 La sensibilità. Io ci ho messo anni prima che i burattini si muovessero da soli, non potete immaginare la prima volta che il burattino comicia a parlare e agire per conto suo, è fantastico. In particolare ho uno dei più....vecchi burattinai del mio casotto che ogni tanto gli parte il burattino e comincia a dire cose non sempre molto ortodosse, vi dirò che il pubblico capisce e alla fine viene a fare i complimenti...incredibile.

DV: Ritieni i burattini uno spettacolo per bambini o per adulti?
 
PF:Non c'è dubbio che nasce come satira di costume per adulti, tanto che burattinai quali i Cuccoli non volevano i"cinni" fra i piedi,nei pressi del casotto. Data l'attuale visione abbiamo imparato a fare spettacoli per bambini interattivi,con grande partecipazione , tanto che quando rappresentiamo spettacoli per adulti, a volte ci manca la battuta del bambino a cui attaccarsi, con cui giocare.

DV: Puoi svelarci qualche trucco del mestiere? Ad esempio: è facile costruire un burattino? Come si muove? Come fate quando ci sono tanti personaggi in scena ma pochi personaggi per reggerli? Nel teatrino state in piedi o seduti?

P.F.  Uno dei più importanti e forse difficili "trucchi" del mestiere sono le bastonate. Innanzitutto è bene che all'entrata in scena precedente alla bastonata, i due burattini (quello che colpisce e quello che riceve) vengano in mano a un solo burattinaio, anche se la voce la dà l'altro, quando si bastona, non si deve colpire il burattino ma fingere. Il colpito si gira su se stesso e batte la nuca sulla ribalta provocando il rumore. Devo dire che è difficile da spiegare ma anche il farlo bene non è facile.  Un altro trucco che oggi non si usa più è quello della "Paisa Griga" (pece greca) , una resina dura che veniva polverizzata poi lanciata o soffiata su una candela prendeva fuoco provocando una grande fiammata che si spegneva immediatamente e provocava un intenso fumo dianco. Potete immaginarvi gli effetti collaterali, burattinai ustionati da piccoli frammenti non ancora spenti che ricadevano sulla testa e, a qualcuno ha pure preso fuoco la baracca.
L'effetto era veramente bello ma....a quale prezzo. Effetti meno esaltanti ma pure meno pericolosi, so ottengono con lampeggi, luci colorate, luce Vood e stroboscopio. Costruire un burattino non è facile specie per uno come me che ha imparato da solo, ci vuole molta passione, tanta pazienza e, casomai l'aiuto di qualche strumento non molto ortodosso,qule ad esempio il trapano. Questo per li legno, con la cartapesta dipende invece dalla manualità individuale . Nella nostra tradizione il burattino a guanto viene impugnato infilandoil pollice in un braccio, l'indice nella testa e una o più dita nell'altro braccio.  Quando ci sono più personaggi che braccia disponibili si deve ricorrere a supporti ( in questo è molto interessante lo studio di Pasotto nel suo teatrino al Navile, dove ha ideato una serie di supporti particolarissimi e geniali che gli permettevano di mettere in scena quanti burattini voleva muovendoli da solo). Per quanto mi riguarda preferisco prender una persona in più ma farli vivere, casomai facendo io le voci di più personaggi. Nel casotto (o baracca o teatrino), si lavora in piedi ma esistono piccole strutture (io ne ho creata una per piccole feste) ove si opera da seduti.
DV: Come sei arrivato ai burattini? Quali sono le tue attività artistiche precedenti o collaterali?
 
PF: Guardando in retrospettiva devo dire che i burattini e il teatro li ho avuti sempre nel sangue, un fatto di istinto difficile da spiegare che negli anni ha preso forma,vita. Fin da piccolo animavo stracci e tovaglioli facendo dialoghi fra loro senza sapere o pensare di realizzare quello che oggi son riuscito a fare.  Nel teatro ho optato per il dialettale per diverse ragioni :  più spazio,teatri pieni di persone che si divertono, soddisfazioni come attore e come regista , anche dovuti alla fortuna di lavorare in una compagnia  (A.Lucchini) dove ognuno può esprimersi e cercare di crescere grazie all'intelligenza della figlia di Arrigo (Annamaria)  sempre disponibile a mettere in discussine i vecchi schemi spesso validi ma a volte obsoleti. Poi ovviamente la fortuna di saper parlare bene in dialetto mi fa sentire il piacere di esprimermi in una lingua mia, che amo e tutti noi lavoriamo perchè non vada persa. Mi cimento anche in spettacoli di Cabaret, a volte, per puro divertimento. È importante ricordare una compagnia, ora sciolta, che una decina di anni fa produsse alcune commedie degne di nota, particolarmente per i contenuti. Si tratta di "Teater campagnol", fondata da Luciano Manini, il quale scrisse alcuni lavori teatrali ispirati alla vita contadina. Interessante la ricerca dei termini, delle usanze ormai scomparse. Anche il periodo storico in cui erano collocate le vicende rappresentate non era privo d'interesse anche politico. Infatti l'azione era posta tra le due guerre mondiali e raccontava delle lotte dei braccianti nella nostra pianura. Purtroppo l'idea di Manini, attore e regista, non ebbe seguito, perché la caratteristica che distingueva il suo gruppo era tale da non poter continuare nel tempo: gli attori erano contadini veri, che le vicende rappresentate le avevano veramente vissute, o quanto meno sentite raccontare dai genitori. Questa bellissima idea svaní quando gli amici del gruppo, che per un motivo, chi per un altro, rinunciarono all'impresa. Evidentemente, lavorare la terra al giorno e recitare la sera erano attività che male si conciliavano.


L'ORPELLO
Miei signori alcuni pare che l'orpello sia volgare.
C'è chi l'ha grosso, c'è chi l'ha duro,
C'è chi lo sbatte contro il muro,
C'è chi l'ha storto, c'è chi l'ha dritto,
Che tutti quanti ne abbian diritto.

C'è chi lo mostra impunemente,
Chi si vergogna se è prominente,
Chi lo nasconde e chi lo esibisce,
C'è chi a guardarlo si stupisce.

Dico però, non mi sembra il caso,
perché lui in fondo è solo un naso.

 

 

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